Fino all'anno 1999 la coltivazione della vite era legata a fasi di lavorazione convenzionale. Successivamente l'azienda ha deciso di adottare una coraggiosa scelta: la biodinamica. Essa è' un modo speciale di vivere, di osservare e di lavorare la terra. L'obiettivo è quello di ripristinare il "ciclo chiuso". Un organismo funziona efficacemente quando tutti i suoi organi lavorano in armonia. Gli organi della biodinamica sono le siepi, il bosco, il compost, la rotazione delle colture e il direttore d'orchestra di questo organismo aziendale è l'uomo che deve saggiamente coordinare il lavoro al fine di ripristinare e di conservare la struttura unica e colloidale del terreno che è la vera fertilità della terra. L'ispiratore della biodinamica è l'austriaco Rudolf Steiner, il quale propose, nel 1924 quando ancora l'agricoltura chimica non esisteva, quelli che sono i tre princìpi base:
1) Mantenere fertilità alla terra.
2) Rendere sane le piante in modo che possano resistere alle malattie.
3) Produrre alimenti di alta qualità.
Essa è spesso descritta come un modo di coltivare senza concime chimico e senza veleni. E' vero, questi sono però solo gli aspetti secondari. La biodinamica parte dalla conoscenza globale del pianeta e del suo rapporto col cosmo, ossia la cosciente utilizzazione delle forze naturali. Tre sono le espressioni fondamentali di queste forze naturali:
a) Liberazione nella terra di materie naturali nutritive necessarie alla pianta.
b) L'inspirazione dall'atmosfera alla terra per mezzo delle piante.
c) Rispettare l'autoregolazione che esiste in tutti gli organismi viventi.